Oro rosso.
Lo facevamo per soldi, Lo. Già detto.
Solo per soldi.
Sporco, vile, fottuto, indispensabile denaro…
Rimanerne senza, soprattutto d’estate, era un gran bel casino. E noi lo sapevamo bene.
Bisognava rimediare almeno quanto bastava per tenere in piedi una serata.
Non che ne andassimo particolarmente fieri, ma quello era un modo pratico e senza vincoli di sorta per raggiungere lo scopo.
Quando avevi bisogno, ti presentavi.
Sveglia alle 4 e 30.
Partenza alle 5.
Arrivo sul posto 5.30 ca. e inizio delle ostilità.
Partivamo con una lentezza straordinaria.
Tornare a casa due o tre ore prima non favoriva grandi recuperi.
Ma per quelli come noi che si piegavano presto, il grosso del lavoro bisognava riuscire a farlo prima che la palla di fuoco si alzasse. Il “poi” non era roba per tutti.
Non lo credereste mai così cocente il sole sopra il Tavoliere un attimo dopo le prime luci dell’alba. Lì, nel bel mezzo di un campo spaccato dalla sete. Costellato da pomodori e pomodori, sparsi a terra come pepite, e sciami di persone a caccia dell’oro rosso.
Quando il sole saliva appena un gradino sopra l’orizzonte era fatta. Pareva volesse montarti direttamente in groppa, costringendoti al suolo. Sopra di lui nessuno mai.
Per vincere quella sfida dovevi in un certo senso arrivare a far parte di lui, o lui di te. Che diavolo ne so. Una specie di questione di metabolismo. Dovevi arrivare a metabolizzare il sole. Si. Riuscire ad assorbirlo, assimilarlo e in qualche modo farlo fuori senza che ti rimanesse impallato dentro.
Lentamente. Con indifferenza bovina fino alla fine della giornata. Quell’idea mi davano i tanti extracomunitari coi quali lavoravamo gomito a gomito.
Una cazzo di impresa.
Tuttavia era l’unico modo per riuscire a portare a casa qualcosa.
Una cassetta 1.000 lire.
Sradica, scuoti. Pomodori a terra e pianta di lato.
13 cassette per un cassone.
Sradica, scuoti. Pomodori a terra e pianta di lato.
1 cassone per un paio di birre fredde.
Sradica, scuoti. Pomodori a terra e pianta di lato.
2 cassoni: birre, bruschetta e carne arrosto.
Sradica, scuoti. Pomodori a terra e pianta di lato.
4 cassoni, e ci esce pure la serata in disco a “La Collina”.
Sradica, scuoti. Pomodori a terra e pianta di lato.
Recitavo sta litania nella mia mente senza tregua.
Pensare alla meta, a volte, può distrarre dalla durezza del viaggio.
Una specie di tamburo battente che scandiva il ritmo di quelle operazioni monotone.
Ma non c’era tamburo che reggeva.
Più il sole si alzava, più il ritmo calava inesorabilmente. I solchi diventavano più lunghi, le radici sempre più ostinate, l’odore dolciastro dei pomodori marci asfissiante.
Più il sole saliva, più ti avvicinavi al terreno. Iniziavi piegato. A mezz’altezza tra i tuoi sogni e la realtà. In poco tempo ti ritrovavi mani, piedi e ginocchia a terra, sprofondato praticamente con tutto il corpo nella dura realtà.
Era inevitabile arrivare a maledire la pastasciutta.
Iniziavi a prendertela con gli spaghetti. Dietro la loro semplicità si nascondeva tutto quel duro lavoro. Trasversalmente, non potevi fare a meno di considerare il crudele bisogno di salsa che richiedeva la pizza.
Poi era il turno delle lasagne. E ad un certo punto avresti infierito perfino contro gli involtini siciliani.
È assurdo il movimento di pensieri che accompagna le esperienze più toste.
Più che da angolazioni diverse, ti sembra di vedere le cose da dentro.
Ed io avevo visto fin troppo.
Fu per amore che decisi di abbandonare tutto.
Non avrei permesso che tutto quell’odio si intromettesse tra me ed il mio primo preferito.
Mi alzai barcollando. Dietro di me c’erano tutti i pomodori che avevo scrollato a terra. Un esile rivolo rosso che aspettava di essere convogliato nelle cassette. Lo feci e mi recai dal capo campo.
Sconfitto.
Mi pagò con un ghigno di strafottente disprezzo.
Effettivamente avevo salvato gli involtini, ma non ero riuscito a mettere in piedi la serata che speravo.
Tratto da “Sto cercando di smettere”, libro + cd. Zona editrice.
novembre 12, 2010
Categorie: schegge . . Autore: Toni Noar Augello . Commenti: Lascia un commento